Osservatorio Prada, la casa della fotografia sui tetti di Milano

Special
// 17 gennaio 2017


  • Fondazione Prada - Osservatorio - Give Me Yesterday - Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti -Courtesy Fondazione Prada
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  • Fondazione Prada - Osservatorio - Give Me Yesterday - Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti -Courtesy Fondazione Prada
  • Fondazione Prada - Osservatorio - Give Me Yesterday - Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti -Courtesy Fondazione Prada
  • Fondazione Prada - Osservatorio - Give Me Yesterday - Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti -Courtesy Fondazione Prada
  • Fondazione Prada - Osservatorio - Give Me Yesterday - Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti -Courtesy Fondazione Prada
  • Melanie Bonajo - Thank You For Hurting Me I Really Need It , 2008-2016 - wallpaper
  • Izumi Miyazaki - izumimiyazaki.com, 2016 "blog"

A tre anni dall’assegnazione dei locali, aggiudicati attraverso regolare bando comunale, apre Osservatorio, il nuovo spazio di Fondazione Prada dedicato alla fotografia e ai linguaggi visuali.

Il concorso con il quale il brand italiano ha aumentato il numero delle proprie vetrine nel cuore della zona dello shopping milanese, Galleria Vittorio Emanuele, prevedeva che una parte dello spazio fosse adibita a esposizioni, mostre e servizi alla città. Nello specifico sono stati dedicati gli 800 metri quadri degli ultimi due piani del palazzo, il quinto e il sesto, proprio sopra l’ottagono centrale della Galleria, allo stesso livello della cupola di ferro e vetro realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867, uno degli esempi più imponenti, insieme alla Galleria Umberto I di Napoli, di architettura del ferro.

Dopo un’intensa ristrutturazione, che ha conservato però il pavimento ligneo a lisca di pesce degli anni Venti, a fine dicembre 2016 Osservatorio ha aperto le porte alla città con la mostra Give me Yesterday, a cura di Francesco Zanot: 14 autori, italiani, stranieri e di diverse generazioni (Melanie Bonajo, Kenta Cobayashi, Tomé Duarte, Irene Fenara, Lebohang Kganye, Vendula Knopová, Leigh Ledare, Wen Ling, Ryan McGinley, Izumi Miyazaki, Joanna Piotrowska, Greg Reynolds, Antonio Rovaldi, Maurice van Es), chiamati a raccolta per aver saputo raccontare, con le loro immagini, i mutamenti di questi anni Zero e Dieci. Nell’epoca della rappresentazione di sé e del narcisismo di massa dei selfie, la fotografia può diventare un diario personale per immagini, dove la macchina ruba emozioni ed espressioni, spesso frutto del caso e a volte di tecnica e lavoro ponderato, o rimanda schegge di vita. Melanie Bonajo (1978, Olonda) si è fotografata ogni volta che ha pianto tra il 2001 e il 2011: Thank You For Hurting Me I Really Need It è un lavoro-testimonianza dell’unione tra la spontaneità del gesto e la metodicità di un lavoro. Izumi Miyazaki (1994, Giappone) non espone fotografie: uno schermo collegato al suo blog rimanda in diretta le immagini di sé, modificate al comuputer e volutamente ironiche, che lei continua a caricare. Tutto si fa arte, in una rappresentazione che abbatte la sempre più sottile linea tra pubblico e privato.

Il titolo della mostra suggella il potere evocativo del medium, e forse in questo caso promette più di quanto effettivamente la mostra restituisca.

Fondazione Prada già con lo spazio in Largo Isarco si è spesso interrogata sulle implicazioni che l’arte e le tecnologie hanno nel nostro immaginario, Osservatorio è destinato ad approfondire l’analisi sulla fotografia e sulle sue connessione con le altre discipline.

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